Nelle contrade marchigiane la coltivazione dell'uva da vino incontra condizioni climatiche e ambientali particolarmente favorevoli, con risultati di grande pregevolezza. Aspetto particolarmente evidente anche nell'antica presenza di questa coltivazione nel territorio, e nel suo radicamento nella cultura locale.

Nelle Marche è la vite la coltura principale, occupando ben 23.000 ha di terreno, di cui il 48% iscritto negli albi dei vigneti per la produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata.



La viticoltura qui diffusa è tipicamente collinare e asseconda le dorsali collinari che si affacciano sulle vallate dei ben 13 fiumi che attraversano la regione, scendendo dall'Appennino verso il Mar Adriatico. Il 53% del territorio marchigiano è infatti caratterizzato dalle colline, pendii dolci e ondulati, riparati dai venti, luminosi e ben esposti al sole.


Illuminazione e riscaldamento ottimali, dati dall'ideale altimetria collinare, consentono infatti, insieme alle adeguate caratteristiche del suolo, argilloso, arenaceo e in parte calcareo, di giungere ad un prodotto finale di alta qualità.

Non mancano esempi di viticoltura di montagna, parte di una cultura antica oggi purtroppo sempre più raramente applicata: nel Piceno, sui Monti Sibillini, un'attività vitivinicola significativa era diffusa già nel XV e XVI secolo, in particolare ad Amandola e Montefortino.

Il vitigno autoctono Pecorino è stato d'altra parte riscoperto nelle zone montane nei pressi di Arquata del Tronto, dove esistono piante di oltre 100 anni.

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